Pino Ferroni | C’è un tempo per fare e un tempo per essere
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C’è un tempo per fare e un tempo per essere

Io penso che sia possibile, oggi, nelle nostra cultura e società, arrivare ad un modello di uomo totale, cioè al di là di ogni divisione didattica o dialettica tra corpo, mente e spirito. Però, per fare questo, bisogna per prima cosa conoscere e comprendere le leggi energetiche che sono dentro e fuori di noi, che ci condizionano e, nello stesso tempo, ci realizzano; che continuamente interagiscono con il nostro campo energetico e con le quali il nostro campo energetico interagisce, condizionandole e completandole a sua volta. 
Come sempre, per arrivare a questa sintesi, bisogna partire dal corpo, dalla realtà del corpo, per arrivare a percepire la nostra intima armonia ed unione. Questa realtà percettiva è fondamentale per creare l’identità e la certezza dell’esperienza che si sta vivendo. Altrimenti nessun essere al mondo sarà mai in grado di distinguere ciò che realmente percepisce da ciò che sta immaginando…

Quando c’è il sole lo chiamiamo giorno; quando c’è la luna la chiamiamo notte. Ma quale termine usiamo quando la luce sorge nella notte?
Koan Zen
 
L’esperienza ci insegna che in ogni periodo nero della storia dell’umanità, quando tutto sembra sprofondare nel nulla più assoluto, sono nati degli Uomini Oscuri che, come la pallida luna, sono diventati un polo d’attrazione e una guida per tutti coloro che non avevano perduto la speranza di conseguire un modello di vita capace di portare l’umanità fuori dalle tenebre, verso un nuovo periodo di luce.

Questo è un insegnamento antichissimo, ma dobbiamo arrivare a Fun-Chang (che visse probabilmente nel 400 a. C.) perché questo insegnamento fosse esteso e generalizzato a tutte quelle persone che, pur nelle tenebre della loro epoca, stavano silenziosamente e tenacemente cercando la verità della vita.